lavoro, outplacement

Le 3 buste

Rifletto spesso sul cambiamento, sul come affrontarlo, come viverlo e come riconoscerlo.

Qualche giorno fa un collega, nell’ambito di un percorso di Outplacement o Career Transition, parlava con un Manager dei diversi atteggiamenti possibili per contrastare il cambiamento, anzi proprio per contrastare l’effetto negativo che può portare il “non saperlo riconoscere” e ha raccontato una piccola storia, una metafora che vorrei condividere con voi.

la Storia

Il nuovo Direttore Generale, giovane e  fresco di promozione deve affiancare il “vecchio” collega per un cordiale passaggio di consegne sulla gestione dell’azienda e il secondo, dopo pochi preamboli lo liquida dicendogli  “ti faccio un regalo prezioso: ti lascio tre buste numerate, aprile, in ordine, ogni volta che dovrai gestire una crisi, è il miglior regalo e passaggio di consegne che potrei farti!”

Passa il tempo e, dopo un anno circa, la prima crisi arriva e il giovane Direttore Generale, non sapendo che strada scegliere per risollevare la situazione si ricorda delle buste e apre la prima e legge “ACCENTRA” …. e così fece, tagliò, accentrò, ridusse, contrasse e per un altro anno e mezzo le cose migliorarono, fino alla seconda crisi e alla seconda busta … con scritto “DECENTRA” … e così fece assunse, si espanse, incrementò e le cose si ristabilizzarono per un altro anno e mezzo …quando dovette ricorrere alla terza ed ultima busta dove lesse “PREPARA LE TRE BUSTE”.

Il vecchio saggio Direttore Generale uscente aveva saputo consigliare il suo nuovo sostituto nel affrontare il cambiamento con anticipo, prevenirlo, senza doverlo subire, ma … forse scegliendolo.

altre riflessioni

Proprio qualche giorno fa, durante una riunione, ci è stato detto: se viaggi sul treno del cambiamento ti accorgerai meno di viverlo, non ne avvertirai troppo l’impatto, perchè ci sarai già sopra, lo starai già affrontando e lo avrai già accettato e metabolizzato.

Credo che in un mondo in evoluzione, dove il lavoro sta davvero cambiando i confini e gli schemi delle persone, non ci si possa davvero permettere di subire un cambiamento, ma diventa necessario farne virtù e utilizzarlo per crescere ed evolversi ulteriormente, usarlo per scegliere ancora una volta la nostra direzione.

Vi saluto, a presto

Anna

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coaching, lavoro, outplacement, personal branding

Riuscire a cambiare è il primo passo per andare verso una nuova direzione?

Questo post, scritto a due mani, nasce da una domanda che, simpaticamente, ho posto a Damiano Bordignon in risposta un suo articolo  intitolato: “Ostacolo o àncora? Dipende dalla prospettiva”

Riuscire a cambiare è il primo passo per andare verso una nuova direzione? (By Damiano Bordignon)

Questa è la domanda che mi ha rivolto la sempre attenta Anna Martini in risposta a un mio post sul cambiamento.
Per tentare di rispondere mi farò aiutare da due persone, alle quali lo scorso anno proposi un corso di formazione sul potenziamento delle risorse personali.
Pur provenendo da realtà diverse, Cristiano e Amerigo (chiamiamoli così), avevano in comune alcuni fattori: entrambi quarantenni, lavoratori da circa 15 anni, medio grado d’istruzione e soprattutto, loro malgrado, cassaintegrati.
Quello che mi colpì, all’epoca, fu l’atteggiamento completamente differente che i due avevano nei confronti di quello che stava loro accadendo e dell’approccio nei confronti dell’itinerario formativo.
Per necessità di sintesi, vado a riportare alcune frasi pronunciate dai due, che ben sintetizzano il loro pensiero

Parlando di … Amerigo Cristiano
Come si sentivano “Sento che il mondo mi crolla addosso e non posso farci niente” “Non è una situazione piacevole, ma non mi sembra disperata”
Il loro vecchio ambito di lavoro “Io facevo il mio, e mi mancano solo pochi anni per andare in pensione” “Non mi sentivo valorizzato”
L’importanza della formazione “Si si, è utile, ma più per i giovani, che non per quelli come me” “E’ un’opportunità per apprendere cose nuove, che va bene a qualsiasi età”

Infine

Parlando di … Amerigo Cristiano
Come si vedevano nel futuro “Farei di tutto per tornare dov’ero, e non ho intenzione di perdermi in altro” “Vorrei iniziare un’attività che mi realizzi, ma per far questo ho bisogno di cambiare un po’ le mie impostazioni e il mio modo di comunicare. Mi sento rigido nel modo di pensare e questo non mi piace”

Inutile dire che, tra i due, era Cristiano ad aver fatto suo, senza saperlo, un punto fermo del Personal Branding: se ciò che stai facendo non ti valorizza, non riflette la tua vera luce, allora lascia perdere e dedicati a qualcosa che sia più sulle tue corde.

E se anche l’opportunità per cambiare ti viene data da una situazione che non hai cercato, vedila comunque come una chance da cogliere.

Mentre Amerigo era tutto proiettato a lamentarsi, a rivendicare i propri diritti, a salvaguardare le proprie convinzioni, studiando tutti i modi possibili per tornare nel suo vecchio luogo di lavoro, Cristiano volgeva lo sguardo verso il cambiamento, convinto del fatto che (come lui sosteneva) ‘Quando inizia una strada nuova devi essere nuovo tu. Altrimenti è fatica sprecata. E’ come andare a un galà al quale tieni immensamente, ma vestito con abiti vecchi e logori, perché non hai altro. E allora tanto vale che te ne stia a casa tua’.

Che dici Anna, ho risposto alla tua domanda?
Damiano hai risposto eccome, ti ringrazio!

Riuscire a cambiare è, dunque, il primo Passo per andare verso una nuova Direzione! (By Anna Martini)

Mi riaggancio alla frase che ho proposto a Damiano in risposta al suo post e sottolineo che questa frase rappresenta il claim di Assist, la società per cui lavoro (lo preciso per rispetto ed etica).

La prima considerazione che desidero proporvi è che “il come” oggi le Aziende e le Persone scelgono di affrontare il cambiamento ci dice molto di quanta strada faranno domani.
Non a caso, già Charles Darwin diceva:

“Non è la più forte delle specie che sopravvive, né la più intelligente, ma quella più reattiva ai cambiamenti.”

La stessa organizzazione del lavoro prima era standardizzata e tesa ad eliminare le variabili mentre oggi il modello di organizzazione del lavoro che si sta diffondendo è quella in cui le variabili stesse sono diventate la regola.
Questo ha cambiato il modo di lavorare e la nostra vita. E NOI?

Pensiamo ad Amerigo e Cristiano, ma potrei anche raccontare di Giorgio, Giovanni, Sofia e Carla; un atteggiamento differente, un diverso metodo di affrontare un problema, in maniera più attiva o passiva…ecco la differenza.

Un po’ di tempo fa mi è stato chiesto “Anna hai paura del Cambiamento?”
Ecco la mia risposta schematica. Mi piace infatti utilizzare i tag per parlare in maniera incisiva, usando spesso le parole come fossero dei disegni:
Io non ho paura perchè:

Cambiamento = Opportunità
Opportunità = Scelta consapevole
Cambiamento = Innovazione
Innovazione = Nuovo
Nuovo = Motivazione, Un foglio bianco su cui scrivere in nero

e poi, sempre mi si aggiunge: “Anna, secondo te, gli altri hanno paura del cambiamento?” rispondo: dipende, perchè:

Cambiamento = Lasciare il certo per l’incerto
Incerto = Salto nel buio
Buio = Paura/stress
però
Stress = Si può canalizzare anche in positivo (il prossimo passo?)
Canalizzare in positivo = Coaching
Buio = Un foglio nero su cui scrivere in bianco

Questo flusso di pensieri esposto attraverso delle associazioni di idee, partendo proprio dalla parola cambiamento, mi è servito per capire come si può scomporre qualcosa che in apparenza sembra complicato, per arrivare ad avere un atteggiamento positivo e di ascolto, proprio perchè, anche nel cambiamento, dobbiamo trovare la giusta chiave di lettura per andare avanti, per migliorare, per disegnare nuove opportunità che che ci permetteranno di scegliere facendoci scegliere!

E voi, cari amici, come vivete il cambiamento? Vi sentite più Cristiano o Amerigo?

Ecco il post di Damiano, che ringrazio davvero per la sua presenza qui! buona lettura!
A presto
Anna