lavoro, personal branding

CV2.0: 3 spunti valgono 3 Like?

Rieccomi dopo una pausa estiva che mi ha ricaricata, ripartiamo dunque con un post propositivo, che possa essere di aiuto a tutti coloro che vogliono da subito darci dentro e farsi scegliere, potendo scegliere!

Proprio nei giorni scorsi ho pranzato con Red (red_milano su twitter) e lo scambio di idee è stato fruttuoso 🙂

Mi ha spinta a scrivere questo post e a riflettere sulla mia Bio dove cito “Risolvere problemi a chi è fuori dalle logiche del mercato, a chi vuole o deve cambiare, a chi crede davvero che le persone facciano la differenza.” quindi eccomi qui come sempre pronta a dimostrarlo e seguire la mia Vision ….

Essere pronti a mettere in pratica ciò che si promette è un elemento importante che contribuisce a delineare la coerenza del nostro Personal Branding: questo per me è un impegno, no profit 😉  al di là del mio lavoro (dove ovviamente offro la mia consulenza in maniera più approfondita) che cerco di rispettare e molti di voi lo potranno testimoniare …

Come suggerisco a voi “fare bene e non dirlo è come non farlo” quindi Red ieri mi ha detto “perchè non chiedi 3 like, 3 sharrate, 3 condivisioni, 3 retweet  ai tuoi post sul tuo blog per ogni persona che aiuti? per tenere traccia di tutto ciò? un like non costa nulla in genere ma è sempre molto apprezzato!”

ecco … questa mi sembra una buona idea, oltre ad essere uno splendido esempio di “lasciar dire agli altri in cosa siamo bravi” mi piace pensare che “chiedere il ritorno di un favore genererà il giusto equilibrio nella relazione”.

CV

lavorando da ormai 11 anni nelle HR ho scritto, corretto, scelto, scartato, cambiato, cestinato millemila CV e nonostante tutto continuo a leggere pessimi CV1.0 che non evidenziano nulla di chi ci sta dietro, offuscano le competenze, celano le esperienze, falsano le aspirazioni.

Pre compilati tutti uguali (non parliamo dei modelli europei) con le solite parole ripetute …

Vogliamo darci un taglio? Personalizzare? Lasciare dire a quel documento qualcosa in più su di noi? Forza! (magari anche con un visual CV)

Quindi?

in alto a destra trovate i miei contatti, scrivetemi qui sotto, su FB, su TW, dove credete e vediamo di capire quali sono i 3 spunti che potrò fornire ad ognuno di voi per aiutare tutti a farsi scegliere, potendo scegliere!

NB per chi vuole cogliere da subito questa offerta …. contattatemi qui 😉

A presto

Anna

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colloquio, lavoro, personal branding

Quando l’immagine on-line influenza quella off-line

Il fatto
Nei giorni scorsi ho letto con molto interesse ed attenzione i due articoli citati in fondo. Il tema centrale, analizzato da due aspetti leggermente diversi, è il “come” un utilizzo leggero o superficiale di facebook possa precludere o influenzare l’immagine che un Direttore del personale, che ci deve selezionare, avrà di noi.
L’articolo in questione illustra come un candidato che, avendo probabilmente la sua bacheca di facebook visibile a tutti, scrive: “Tra un anno mi trasferisco in Giamaica” e di seguito arriva subito la giusta considerazione che, molto probabilmente l’HR che lo dovrà selezionare, cercando informazioni su di lui in fase “pre-colloquio” avrà degli elementi, non troppo coerenti su cui riflettere. Il selezionatore avrà da sondare meglio la sua reputazione on line in relazione a quella off line!

La mia riflessione
Sicuramente oggi, molto più di ieri, chi si trova a far selezione utilizza Google come strumento di ricerca per avere un’immagine più vera e più completa di chi avrà difronte e per verificare la reputazione on line dei candidati, ma è anche vero che sono informazioni aggiuntive che vanno lette in un contesto globale,  e cercando di interpretarne i “toni”, come giustamente ci suggerisce il secondo articolo.
Credo che però oltre a parlare di una “cultura del digitale” che dovrebbero avere gli HR bisognerebbe responsabilizzare in prima battuta chi è in grado di generare quei contenti.
Mi spiego: se partiamo dal presupposto che “dobbiamo farci scegliere,  scegliendo” dobbiamo ricordarci che è nostra la responsabilità sul tipo d’influenza che operiamo verso il nostro “selezionatore” e del tipo di reputazione on line che abbiamo; bisogna quindi utilizzare tutti gli strumenti a nostra disposizione nel modo migliore, magari utilizzando bene le regole sulla privacy di facebook per non far leggere le note più “leggere” dei nostri post a chi utilizzerà Google per cercarci; anzi, ancora di più, facendo sapere di noi ciò che vogliamo e che  sarà più utile dire.

Ripeto una  frase non mia: i social network ci danno un grande potere, ma il loro utilizzo implica una  grande responsabilità.

Concludendo
Se fossi stata la selezionatrice in questione avrei incontrato ugualmente il candidato e, sul finire del colloquio, gli avrei simpaticamente chiesto qual’era il suo Business Plan per la Giamaica prima di “rimandare l’assunzione”!
Se fossi stata il candidato in questione, conscia del fatto di essere alla ricerca di un lavoro e della mia presenza sul web,  avrei scritto: “tra un anno, se non trovo il lavoro della mia vita, mi trasferirò in Giamaica”!
A presto,
Anna

ecco i due articoli citati: